Alessandra
ha svolto il suo progetto di Volontariato Europeo (ESC) di 4 mesi presso LEVEL UP
(01 giugno 2026 – 30 settembre 2026)
Ciao Alessandra, ci racconti perché sei partita per questo progetto?
Quando sono partita per il mio progetto ESC a Łódź, non sapevo nemmeno bene come si pronunciasse il nome della città in cui stavo andando. Sapevo però di aver bisogno di qualcosa di nuovo. Sentivo che la mia quotidianità in Italia mi stava un po’ stretta e volevo mettermi alla prova, uscire dalla mia zona di comfort e scoprire cosa sarebbe successo se avessi semplicemente fatto un passo verso qualcosa di completamente diverso.
Di cosa ti sei occupata principalmente?
Durante questi mesi con LEVEL UP, oltre ad approfondire le mie conoscenze in project management, mi sono occupata principalmente di comunicazione e social media. Essendo già copywriter e social media manager, ho avuto la possibilità di portare con me competenze che avevo già sviluppato, ma di utilizzarle in un contesto completamente nuovo. Ho lavorato alla creazione di contenuti per i social, alla scrittura di copy, alla realizzazione di grafiche, poster ed eventi Facebook e alla creazione e montaggio di video. Ho seguito la comunicazione di diverse attività dell’organizzazione, tra cui gli incontri di English Talk, eventi e iniziative legate al volontariato e ai giovani.
Cosa ti ricordi con piacere del tuo lavoro li?
Una delle esperienze che ricordo con più soddisfazione è stata la possibilità di creare un progetto tutto mio. Ho ideato e realizzato “MEDISTATION – Next stop: your inner peace”, un laboratorio sulla meditazione pensato per essere accessibile anche a chi non aveva mai avuto esperienza con questo tipo di pratica. Ho seguito il progetto dall’idea iniziale alla promozione, dalla preparazione dei materiali alla gestione dell’evento e alla raccolta dei feedback. Vedere qualcosa che avevo inizialmente solo in testa trasformarsi in un vero evento, con persone sedute intorno a un tavolo a fare un’attività che avevo progettato io, è stata una delle soddisfazioni più belle di questi mesi.
Ho anche lavorato alla realizzazione del video sulla mia esperienza ESC, partecipando al concorso europeo di Eurodesk Polska e ho avuto la possibilità di condividere alcune delle mie competenze con gli altri volontari, aiutandoli con Canva, CapCut e la gestione dei social. Questa è stata una cosa che mi ha fatto particolarmente piacere: mi sono resa conto che alcune competenze che per me erano ormai quotidiane potevano essere utili a qualcun altro. Durante l’ESC non sono stata soltanto una persona che imparava dagli altri, ma ho avuto anche qualcosa da poter condividere.
In che modo questa esperienza ha contribuita al tuo percorso? Cosa hai imparato?
Credo che questo sia stato uno degli aspetti più importanti del mio percorso. Sono partita con delle competenze che già possedevo, ma ho imparato a usarle in un ambiente completamente diverso. Dovevo lavorare in inglese, confrontarmi con persone di nazionalità diverse e comunicare le mie idee anche quando non ero sicura al cento per cento di riuscire a trovare le parole giuste. All’inizio ero molto più sicura nello scrivere che nel parlare e spesso mi preoccupavo di non riuscire a spiegarmi bene. Con il tempo, però, ho iniziato a parlare di più, a fare domande, a proporre idee e soprattutto ad accettare che non era necessario parlare un inglese perfetto per riuscire a comunicare.
Ho imparato a essere più autonoma, a organizzare il mio lavoro e a trovare soluzioni quando qualcosa non andava come previsto. In alcune situazioni non avevo una risposta immediata e dovevo semplicemente fermarmi, capire il problema e provare a risolverlo. È una cosa che sembra banale, ma per me è stata importante: ho capito che non avere già una soluzione non significa non essere in grado di trovarne una.
E vivere nella città di Łódź, come è stato?
Anche la città è diventata una parte importante del mio percorso. All’inizio Łódź era semplicemente il posto in cui sarei andata a vivere per qualche mese. Poi, piano piano, è diventata una città che conoscevo, con i miei posti, le mie abitudini e le persone che incontravo ogni giorno. Mi è piaciuto poterla vivere non da turista, ma come una persona che lì aveva una quotidianità vera. Anche le cose più semplici, come andare a fare la spesa, prendere i mezzi o tornare a casa dopo una giornata di lavoro, sono diventate parte della mia esperienza.
E poi ci sono stati tutti quei piccoli momenti che probabilmente non avrei vissuto se fossi rimasta a casa. Le passeggiate senza una meta precisa, le serate con gli altri volontari, le conversazioni improvvisate, i viaggi organizzati quasi all’ultimo momento per le altre città polacche (l’efficienza dei treni polacchi è stata una piacevole scoperta), infatti durante questi mesi ho avuto anche la possibilità di visitare Varsavia, Cracovia, Poznan, Sopot e Danzica. Avevo voglia di vedere il mare e alla fine sono riuscita anche a realizzare questo piccolo desiderio.
Questa esperienza ti ha cambiato secondo te?
Credo che sia difficile raccontare quanto un’esperienza del genere possa cambiarti mentre la stai vivendo. Probabilmente lo capisci davvero solo quando arriva il momento di tornare.
Per me il cambiamento più grande non riguarda una singola competenza, ma il modo in cui vedo me stessa. L’ESC mi ha dimostrato che so fare quello che so fare anche fuori dal posto in cui sono abituata a farlo. Posso arrivare in una città in cui non conosco quasi nessuno, parlare una lingua che non è la mia, lavorare con persone completamente nuove e, con il tempo, sentirmi comunque parte di quel posto.
Mi ha anche insegnato che non devo aspettare di sentirmi completamente pronta prima di fare qualcosa. A volte bisogna semplicemente iniziare e capire il resto strada facendo.
Quali difficoltà hai incontrato?
Naturalmente non tutto è stato perfetto. In alcuni momenti sarebbe stato utile avere indicazioni più chiare sulle attività, sulle priorità e sulle responsabilità,
soprattutto durante i primi mesi. Un onboarding più strutturato avrebbe probabilmente reso l’inizio più semplice. Allo stesso tempo, però, anche il dovermi orientare da sola in alcune situazioni è diventato parte del percorso e mi ha aiutato a sviluppare maggiore autonomia.
Uno dei punti di forza che ho apprezzato di più è stata proprio la possibilità di avere spazio per proporre idee e sperimentare. Non mi sono sentita semplicemente una persona arrivata per svolgere dei compiti, ma ho avuto la possibilità di costruire qualcosa di mio e di lasciare, spero, un piccolo contributo all’organizzazione. Anche il fatto di vivere e lavorare in un ambiente internazionale ha avuto un ruolo fondamentale: conoscere persone con storie, culture e modi di pensare diversi mi ha permesso di guardare alcune cose da prospettive nuove.
Ora cosa fai?
Ora il progetto è arrivato alla fine e sto tornando in Italia un po’ prima del previsto, perché ho deciso di cogliere una nuova opportunità lavorativa che mi entusiasma e che sento vicina alla direzione professionale che voglio prendere. Vorrei continuare a lavorare nel mondo della comunicazione, del copywriting, dei social media e della content strategy, portando con me anche tutto quello che questi mesi mi hanno insegnato.
Mi piacerebbe inoltre mantenere il legame con LEVEL UP e con le persone che ho conosciuto, continuando magari a dare una mano anche da lontano quando sarà possibile.
Ora che torno a casa, mi rendo conto che forse non l’ho semplicemente lasciata: l’ho allargata.
Alessandra Volpe
Grazie Mille Alessandra ❤️ per questo bellissimo racconto e il tuo contributo. Siamo sicure che continuerai ad allargare la tua confort zone!











